V.A.F. – ovvero il Valore Aggiunto della Formazione

Una volta si diceva che l’università era il parcheggio autorizzato dei giovani prima di impegnarsi in un lavoro vero. Questo accadeva nel (non tanto) lontano tempo in cui un laureato era una figura su cui un’azienda avrebbe investito, quando un solo titolo di laurea era sufficiente a poter ricoprire una posizione lavorativa o, quanto meno, quando aver discusso la propria tesi al cospetto di una insigne commissione accademica era sufficiente a sentirsi fiero di potersi fregiare del titolo di “Dottore”.

Oggi l’università rappresenta il mio secondo liceo. O terzo, visto che in realtà sono già dottoressa e studio ancora per poterlo diventare di nuovo. Ma senza competenze aggiunte. Senza il valore aggiunto che ho sperato di trovare nei libri, che ho pagato con le tasse, gli anni investiti a far aumentare la mia miopia e a nutrire la curiosità del mio cervello con le nozioni e le storie.
I libri non servono. Finalmente l’ho capito. E se vogliamo essere proprio spassionatamente sinceri, neanche “scrivere” in questo momento mi serve. Eppure non mi fermerò. Né nell’immediato, né finché vivrò.
Nessuno, ma davvero nessuno tra quelli che conosco si è fermato a fare quello che vuole davvero fare. Nessuno tra quelli che conosco e ho conosciuto all’università, per strada, sul treno o in vacanza ha voglia di fermarsi. A volte è mancata loro la forza di andare avanti, ma non è lo stesso. Tutti i miei colleghi e amici che non hanno ancora un lavoro che consenta loro di vivere dignitosamente hanno scelto la “carriera” della formazione e non si fermano. Certo, nella speranza che non si tratti dell’ennesimo specchietto per le allodole come i corsi universitari dalla breve vita (in taluni casi anche un anno).
Diversamente dall’università, la formazione ha dalla sua il vantaggio di mettere all’opera i talenti e le attitudini: non è semplice starsene con le mani in mano, ascoltare professori, starsene buoni a guardare i propri anni passare e le proprie competenze non crescere.
E allora ben vengano, anzi, ben vadano i soldi spesi per onerosi corsi pratici per cercare di rendere atto le proprie potenzialità, ben vadano i soldi agli enti privati che istituiscono corsi che non assicurano un lavoro, ma che almeno danno la possibilità di imparare a “saper fare”. Eccolo. E’ lui, è il valore aggiunto che noi giovani dai 25 anni in su, nel 2012, abbiamo la consapevolezza di non aver trovato nell’università e nei libri, ma che dobbiamo trovare pure da qualche parte. Ben vadano quei soldi guadagnati in nero offrendo il proprio sapere libresco a giovani scolari poco interessati alle lezioni di fonetica greca nelle mani di chi potrebbe “insegnarci un mestiere”:
Ecco. Woody Allen in un famosissimo film diceva: “Chi non sa fare, insegna. Chi non sa insegnare, insegna ginnastica”. Coi tempi che corrono, vorrei tanto non saper fare. E andare a trovare lavoro presso un ente di formazione come insegnante. Ma credo, e che mi venga perdonata la boriosità, che il valore aggiunto io ce l’abbia davvero.

Stalking di pellicce – #truestory

Fornisco qui di seguito quanto mi è stato recapitato oggi e la risposta che ho addotto, sforzandomi di farlo nella maniera più cordiale che conoscessi. Prego di tenere presente che l’editing del messaggio “illetterato” di V*** R*** è stato fatto dalla sottoscritta per ovvi motivi di presentazione decorosa su questo blog.
#vogliadicancellarmidafacebook

Salve Claudia,
piacere, V*** R***. Ho una pellicceria a Napoli, nella zona del Vomero. Colgo l’occasione di informarti che a breve ci sarà la sfilata della mia nuova collezione del prossimo inverno presso la Mostra d’Oltremare. Non appena avrò fissato la data ti farò sapere. Se vuoi, aggiungimi tra le tue amicizie.

Cordialmente

V*** R***.

Gentile V***,
senza voler contare una leggera invadenza da parte Sua, non conoscendoLa di persona (e dubito che qualcuno Le possa aver indicato il mio nome come potenziale acquirente), La ringrazio comunque per l’interessamento, ma forse le converrebbe farsi pubblicità con chi non si cura di come vengono maltrattati gli animali per poterli uccidere barbaramente e indossarli, in quanto tale pratica sarebbe nient’altro che la mera ed ennesima rappresentante di un “elevato” (certo non intellettuale) status quo. Non mi pare che uccidiamo le bestie da soli per sopravvivenza e che ne utilizziamo le pelli per proteggerci dal freddo come si faceva nella preistoria, siamo un po’ fuori tempo: di mezzo c’è stata l’evoluzione.
Parole come quelle di quest’articolo (a volte) fanno capire il perché delle posizioni come la mia.
Senza giudicare il Suo lavoro e il Suo pensiero, ma restando ben salda nei miei principi, Le porgo un cordiale saluto.

Cos’ ‘e pazz.

Caso Franchini: Morlando assolto in appello

ROMA. Non fu Giovanni Morlando a infliggere 43 coltellate nel corpo di Igor Franchini, il giovane ballerino di Latina ucciso il 24 gennaio 2009 a Scauri. È con questa sentenza che oggi la Corte d’Assise d’Appello ha ribaltato le sorti dell’imputato che, ritenuto precedentemente l’esecutore materiale dell’omicidio, era stato condannato in primo grado a 26 anni di reclusione. Tutt’altra sorte, invece, per l’altro imputato, Andrea Casciello, la cui condanna è è stata ridotta da 18 a 14 anni per l’omicidio del ballerino.

IL DELITTO E IL PROCESSO. Come emerso dalle indagini, Igor Franchini morì nella casa di Casciello. Sul suo cadavere, carbonizzato nel tentativo di occultarne le prove e rinvenuto nella campagna di Scauri,  furono rinvenute le tracce di 43 colpi inferti da un coltello. Il movente dell’assassinio, come decretato dagli inquirenti, era costituito dai debiti contratti per l’acquisto di droga. Le indagini, infatti, avevano portato alla luce non soltanto l’implicazione di Andrea Casciello e Giovanni Morlando nell’omicidio, ma anche il coinvolgimento della vittima nell’uso di stupefacenti. Negli interrogatori che seguirono, Casciello aveva  confermato che l’uccisione di Franchini era avvenuta nella sua casa, ma aveva accusato come esecutore dell’atto efferato proprio Morlando, il cui alibi con cui aveva tentato di difendersi proclamandosi innocente non aveva convinto i giudici di primo grado.

Oggi, dopo due anni di reclusione, il caso dell’omicidio Franchini resta con un solo colpevole, identificato nella persona di Andrea Casciello, mentre per Giovanni Morlando rimane soltanto la condanna per tentata soppressione di cadavere.

Il viaggio dell’artigianato: «Il genio delle due Sicilie» fa tappa a Napoli

Le 46 opere di artigianato, frutto del talento di altrettanti artisti del Mezzogiorno, saranno protagoniste della mostra «Il genio delle due Sicilie» a partire dal 26 ottobre fino al 4 novembre prossimi. Un’esposizione, quella del collettivo che porta il nome del titolo della mostra, che approda a Napoli dopo Parigi, e che toccherà nei prossimi mesi anche Pechino e Belgrado. La location sarà moltiplicata per tre: l’artigianato creativo e studiato dai membri del collettivo sarà infatti mostrato nel centro della città partenopea presso D.A.F.NA. Home Gallery (via Santa Teresa degli Scalzi 76), PrimoPiano Home Gallery (via Foria 118) e Keller Architettura (via Foria 106).

Giuseppe Finocchio è colui che ha unito le forze dei 46 designers e artigiani itineranti provenienti da tutto il sud Italia e che si è fatto loro promotore per conferire un’occasione di visibilità e di valorizzazione al talento e ai manufatti artistici, preferendoli alla produzione seriale.
Tra gli oggetti esposti sarà possibile ammirare complementi d’arredo autoprodotti in serie limitate, frutto di sperimentazione continua di nuovi materiali e tecniche.
L’evento, patrocinato dalla Regione Campania, dall’Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali, è promosso dall’Associazione Culturale ICOD, in collaborazione con l’osservatorio dell’arte artigianato e design Maninarte.
L’ingresso è gratuito.